«Chi cerca, trova», diceva mia nonna quando ci portava nei prati a raccogliere erbe. A settembre in Emilia Romagna la frase suona diversa, meno sicura, perché i funghi iniziano a farsi vedere a macchie, non a gregge. Ci muoviamo così, con calma, zaino leggero, cestino e coltello, per capire dove il sottobosco ha avuto abbastanza pioggia e dove invece è ancora secco. L’aria ha un sentore di vendemmia e di foglie che si preparano al cambio, il clima è ancora mite e la luce bassa allunga i dettagli del paesaggio.
Boschi e crinali dove iniziare a cercare
La regione è un mosaico: dalla pianura con risorgive e canali, alle colline di gessi e argille, fino all’Appennino che segna il confine con la Toscana. Per i primi ovuli e i porcini giovani, cerchiamo posti con buon ricambio d’acqua e boschi misti. Tre aree che frequentiamo a settembre sono i Colli Bolognesi, i versanti dell’Appennino Tosco-Emiliano e le valli del Nure e del Trebbia, dove il sottobosco è ancora fresco dopo le piogge di fine estate.
Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è un punto di riferimento se vogliamo coniugare ricerca e rispetto delle regole, perché qui le mappe dei sentieri e le informazioni su permessi e periodi sono curate. Verso il crinale troviamo faggete e castagneti ideali per porcini e ovuli, mentre sui pendii argillosi possono apparire differenti specie.
La pianura e le prime sorprese
Non bisogna dimenticare la pianura, meno glorificata ma spesso generosa nelle zone di risaia e lungo i margini dei canali. In provincia di Ferrara e nel Delta le brezze e l’umidità mattutina favoriscono il microclima giusto per certe specie. Per orientarsi è utile conoscere i corsi d’acqua più vicini, come il Po e i suoi affluenti, e muoversi ai margini dei boschetti ripariali, mai nelle zone protette senza autorizzazione.
Itinerari pratici, con sensazioni di giornata
Una nostra uscita tipica a settembre parte presto, con caffè e una fetta di pane con formaggio locale, poi ci inoltriamo nei sentieri. Ecco sette suggerimenti concreti, da interpretare come spunti più che regole rigide:
- Colli Bolognesi, partendo dal Parco dell’Abbazia di Monteveglio, dove i sentieri nei calanchi e la presenza di fontanili segnano punti di partenza piacevoli per uscite mezza giornata.
- Val Trebbia, con i suoi boschi di pianura e i tratti più freschi del torrente, che spesso conservano umidità anche dopo settimane secche.
- Valli di Comacchio e la costa ferrarese, per un contrasto tra ambienti umidi e boscaglie; attenzione alle aree protette del Delta del Po.
- Appennino Modenese, salendo verso crinali e faggete, con sosta possibile in rifugi o ai laghi minori per un pranzo semplice sul bordo del sentiero.
- Lago di Suviana, per coniugare una passeggiata lungo l’acqua con zone boscate alle sue spalle, ottimo per famiglie e uscite facili, vedi la scheda: Lago di Suviana.
- Colli di Parma e le zone vicine ai castagneti, dove il sottobosco è spesso ricco di microrganismi utili ai funghi.
- Parco Regionale del Delta del Po, utile per comprendere le dinamiche di umidità e salinità, consultabile anche per le regole locali: Parco del Delta del Po.
Tre aree picnic da non perdere
Quando la raccolta è alla fine della mattina, amiamo fermarci per un pranzo all’aperto, misurato e semplice. Tre punti precisi che usiamo spesso sono questi:
- Medipark, San Felice sul Panaro, utile dopo un giro tra le campagne modenesi. Ha griglie in dotazione, tavoli a pagamento e servizi, comodo per famiglie con passeggini e con parcheggio.
- Parco dell’Abbazia di Monteveglio, per chi cerca la calma dei colli con una fontanella vicina e la possibilità di passeggiate storiche lungo i sentieri dell’abbazia.
- Lago di Suviana, dove fermarsi al bordo dell’acqua, i bambini possono correre e c’è spazio per stendere una coperta senza fretta.
Prodotti locali per il cestino
In Emilia Romagna il picnic migliora se portiamo pochi prodotti veri: una fetta di Parmigiano Reggiano DOP, qualche fetta sottile di prosciutto di Parma DOP o una piadina romagnola arrotolata con un filo di aceto balsamico di Modena DOP per chi ama i contrasti. Il cibo non deve competere con la giornata, ma accompagnarla, e arriva dalla rete di piccoli negozi e produttori locali che incontriamo lungo le strade del ritorno.
Regole, sicurezza e buone pratiche
Cercare funghi è piacevole, ma comporta responsabilità. Portiamo sempre il cestino, non sacchetti di plastica, per consentire alle spore di cadere. Tagliamo il gambo con il coltello e non sradichiamo le radici. Se non siamo certi di una specie, non la raccogliamo, e per la determinazione usiamo un micologo di fiducia o i punti di controllo locali. Rispettare i divieti locali è fondamentale, specie nei parchi e nelle riserve; informazioni aggiornate si trovano spesso sui siti dei parchi, come quello dell’Appennino.
Un pomeriggio che chiude la giornata
A fine giornata, torniamo con il cestino mezzo pieno di piccoli porcini e ovuli, le mani che portano i residui del bosco e la sensazione che settembre sia l’apertura di una stagione, non il suo culmine. Prima di rientrare, guardiamo il paesaggio che abbiamo attraversato, i filari di vigna che si preparano alla vendemmia, le pinete costiere che si piegano al vento, i riflessi del lago. La scoperta lenta dell’Emilia Romagna passa per queste giornate, fatte di passi misurati e pause reali.
Per approfondire aree e punti utili, qui ci sono risorse pratiche: il sito del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, il Parco Regionale Delta del Po, e le schede pratiche delle aree picnic che usiamo, citate sopra. Per una mappa completa delle aree picnic in regione, consultate la raccolta: Aree picnic Emilia Romagna.
Andiamo piano, rispettiamo i tempi del bosco e impariamo a riconoscere i segnali della stagione, così il prossimo passo sarà più sicuro e il prossimo cesto più pieno.





